Splintaggio dentale: una tecnica non invasiva per stabilizzare la dentatura

Lo splintaggio dentale è una procedura che viene messa in atto al termine di un trattamento ortodontico e che serve per stabilizzare la posizione dei denti. In seguito alla rimozione dell’apparecchio, infatti, è necessario preservare la nuova conformazione dentaria attraverso l’uso di un filo metallico che, fissato sulla superficie interna delle due arcate, impedisce ai denti di muoversi e di ritornare alla posizione originaria. Ma vediamo nel dettaglio come funziona lo splintaggio e in quali occasioni viene utilizzato.

 

Cos’è lo splintaggio dentale?

Si tratta di una tecnica tutt’altro che invasiva che prevede l’installazione, sulla superficie interna dei denti precedentemente interessati da una cura ortodontica, di un filo che generalmente è di metallo, ma può anche essere realizzato in fibra di vetro o in resina biocompatibile. Si tratta, in tutti e tre i casi, di materiali durevoli, in grado di resistere alle sollecitazioni provocate dalla masticazione mantenendo inalterata la propria forma. Più comunemente, lo splintaggio viene realizzato da canino a canino, passando per gli incisivi che, in quanto sottili e di piccole dimensioni, sono anche i denti che tendono a muoversi maggiormente.

 

In quali occasioni si ricorre allo splintaggio dentale?

Lo splintaggio viene adottato in seguito alla rimozione di un apparecchio ortodontico, per mantenere più a lungo il risultato raggiunto con il trattamento. I denti, infatti, anche una volta raddrizzati tendono a spostarsi con facilità e in autonomia, per questo il risultato perseguito con la cura ortodontica deve essere consolidato per conservare il più a lungo possibile l’armonia del sorriso.

Il caso della contenzione post-ortodontica, però, non è l’unico a richiedere uno splintaggio dentale. Anche in caso di parodontite, infatti, si fa spesso appello a questa tecnica che permette, una volta ristabilito lo stato di benessere delle gengive, di mantenere la stabilità dei denti compromessa dalla patologia. 

 

Come funziona lo splintaggio e quanto dura?

Lo splintaggio viene installato dal dentista in poco tempo, è quasi invisibile e non provoca alcun dolore. Ovviamente, richiede qualche attenzione in più al momento dell’igiene dentale perché favorisce il deposito della placca batterica e dev’essere pulito a fondo con spazzolino e collutorio.

In seguito ad una prima fase di assestamento, la sua presenza diventa impercettibile per chi lo indossa e non comporta nessuna ripercussione né a livello estetico, né a livello funzionale o fonatorio. Inoltre, non si tratta in molti casi di una soluzione permanente ma di un trattamento la cui durata può variare dai 12 ai 24 mesi a seconda della conformazione dentaria e dell’età del paziente (nei soggetti più giovani la stabilità delle ossa viene raggiunta in maniera più rapida rispetto che negli adulti).

 

E se lo splintaggio si rompe?

È molto raro, ma può avvenire che il filo dello splintaggio si spezzi o si stacchi dalla superficie dentaria. Nel caso dovesse avvenire, è sufficiente assicurarsi innanzitutto che la sua posizione non rischi di ferire la lingua (se così fosse, sarà necessario piegarlo verso l’esterno usando le dita o una pinzetta da ciglia). Fatto ciò, si dovrà contattare subito il proprio ortodontista che interverrà sostituendo o riattaccando lo splintaggio.

Anche nel caso in cui si dovesse notare una certa mobilità dei denti durante il trattamento, o il fastidio iniziale non dovesse estinguersi con il passare del tempo, è consigliato contattare tempestivamente il proprio dentista per risolvere la problematica e rendere lo splintaggio più confortevole.

 

Alternative allo splintaggio dentale

Nella fase post-ortodonzia lo splintaggio può essere sostituito da una mascherina o da una placchetta removibile che dovranno essere indossate solo per alcune ore durante la giornata, solitamente la notte. Questa soluzione può essere adottata da chi non desidera una soluzione fissa e non ha problemi a indossare un dispositivo notturno, ma è importante ricordare che la contenzione è una fase importantissima dell’ortodonzia, che consolida nel tempo i risultati ottenuti e in questo caso diventa responsabilità del paziente indossare la mascherina la notte e non dimenticarsene.

 

Autore: Fabio Schirripa

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