Cos’è la carie dentale

La carie dentale è una malattia infettiva che colpisce il dente, determinando la dissoluzione dei tessuti duri come lo smalto e la dentina. È infettiva perché è causata da batteri che erodono appunto questi tessuti.

Si presentano come delle cavità sulla superficie del dente, con un fondo scuro e una consistenza molle rispetto al resto del dente. Il dentista le diagnostica attraverso un esame sia visivo, ispezionandole con un apposita sonda, che radiografico, soprattutto se sono intradentali.

Le cause

Le cause delle carie possono essere sia endogene, associate cioè alla predisposizione genetica dell’individuo, sia esogene, attribuibili principalmente ad abitudini errate (alimentazione, fumo, ecc.).

Le principali cause endogene sono:

  • La salivazione: una delle funzioni della salive è quella di regolare l’acidità della bocca, proteggendo anche i denti dagli agenti cariogeni, grazie ad alcune sostanze in essa disciolte. In particolari momenti della vita (la gravidanza) o condizioni di salute, sia fisiche che psicologiche (insorgenza del diabete o depressione), l’ambiente all’interno della bocca può cambiare, per un abbassamento della secrezione salivare o del pH, favorendo la proliferazione di alcuni batteri e di conseguenza la formazione delle carie.
  • Caratteristiche dei denti: sia la forma, che la disposizione, che la composizione dei denti può favorire o meno la formazione di carie. Un solco interdentale ampio ad esempio può aumentare il ristagno di residui alimentari, che sono la causa principale di sviluppo batterico, così come una alta mineralizzazione dentale renderà il dente maggiormente protetto dalle aggressioni degli agenti cariogeni.

Tra le cause esogene invece le più frequenti sono:

  • L’alimentazione: i principali batteri responsabili della formazione delle carie (es. lactobacilli e streptococchi), si nutrono di glucosio e producono il lattato come prodotto di scarto, il quale, grazie alla sua acidità, erode lo smalto e la dentina provocando la carie. L’eccessivo consumo di alimenti zuccherini quindi alimenta questo tipo di batteri e aumenta le probabilità di insorgenza di questa patologia. Se poi una scorretta alimentazione viene associata ad una pulizia non adeguata dei denti e del cavo orale in generale, le probabilità saranno ancora più elevate.
  • Il fumo: il tabacco è particolarmente dannoso per la salute orale. Esso favorisce infatti l’insorgenza di infezioni batteriche, tra cui le carie, dato l’elevato contenuto di zuccheri presente al suo interno. Rappresenta inoltre un fattore di rischio per la parodontite che causa il recesso gengivale che a sua volta facilita l’attacco degli agenti cariogeni. Quando le gengive si ritirano espongono i colletti dentali e li rendono più vulnerabili all’aggressione dei batteri, che trovano un accesso facilitato alla polpa dentale, creando così un danno serio in tempi relativamente brevi.
  • La placca: la placca dentale, anche detta tartaro (link alla patologia), conseguenza dei fattori precedenti e di una scarsa igiene orale, è in realtà la principale causa delle carie. La placca è una patina che si forma dalla precipitazione di proteine e di mucoidi salivari e si deposita sulla superficie del dente, formando uno strato su cui i batteri proliferano. In ottica di prevenzione quindi, la rimozione della placca attraverso una periodica igiene orale, riduce di molto la probabilità di formazione delle carie.

I sintomi

La carie presenta diversi sintomi a seconda dello stadio in cui si trova: nello stadio iniziale è sostanzialmente indolore, in quanto l’infezione si trova ancora in superficie. Man mano che i tessuti duri, come lo smalto e la dentina, vengono intaccati, aumenta la sensibilità al caldo e al freddo e a determinate sostanze come zucchero e sale. Anche l’aspetto del dente cambia: inizialmente, quando la carie colpisce lo smalto, il dente appare più opaco, e successivamente, raggiungendo la dentina, la carie si manifesta nella sua forma più conosciuta, ovvero un solco dal fondo scuro e molle. Negli stadi più avanzati, quando la carie arriva alla polpa del dente, il paziente comincia ad accusare anche altri sintomi quali: mal di denti, alito cattivo, e accentuata ipersensibilità agli sbalzi di temperatura e al dolce, salato, acido.

Le carie nei bambini

Nei bambini, le carie dei denti da latte costituiscono la principale causa di infezione dentale, nonché di richiesta di intervento dal dentista. I denti dei bambini si cariano spesso, anche appena spuntati, essendo frequentemente a contatto con zuccheri semplici come il latte e altri veicolati dal biberon. Inoltre l’evoluzione e l’aggressione della carie è particolarmente veloce, a causa dello scarso smalto presente nei denti da latte, che facilita il veloce raggiungimento della polpa da parte dell’infezione.

Per questi motivi è molto importante procedere subito con la cura della carie, prima che intacchi la polpa del dente e ne generi la caduta, o ne renda necessaria comunque l’estrazione. E’ falsa credenza che le carie nei denti da latte non vadano curate, dal momento che il dente è comunque destinato a cadere. Il problema è che la carie provoca una caduta anticipata e non fisiologica del dente, predisponendo il bambino alla crescita di denti storti o ad una sbagliata occlusione dentale. I denti da latte in questo caso vanno trattati esattamente come i denti permanenti.

Le carie in gravidanza

E’ d’obbligo per ogni dentista sfatare il mito per cui è meglio non curare i denti durante la gravidanza, in quanto anestesia o antibiotici potrebbero nuocere al bambino. Molte donne in gravidanza hanno paura di recarsi dal dentista per un mal di denti e spesso aspettano il termine della gravidanza per effettuare le cure necessarie. Niente di più sbagliato: le infezioni possono nuocere alla salute della mamma, e di conseguenza del bambino, in misura molto maggiore rispetto ad un’anestesia locale o ad una terapia antibiotica ben programmata e consigliata anche dal ginecologo.

Non è assolutamente vero che in gravidanza si possono trascurare le carie dentali, anzi. Queste vanno curate prima che intacchino la polpa del dente o addirittura l’osso, generando un’infezione più grave. Possono essere tranquillamente rimosse in anestesia locale, senza alcun rischio per il bambino in quanto viene prima espulsa da fegato e reni. Allo stesso modo una terapia antibiotica pensata appositamente per la gravidanza, aiuta a debellare o prevenire le infezioni presenti nell’organismo della madre, proteggendo così anche il feto.

E’ stato scientificamente dimostrato inoltre che trascurare malattie orali in gravidanza, come ad esempio la parodontite, può causare in alcuni casi anche il parto anticipato, principale causa di mortalità infantile.

Per questo motivo è bene effettuare controlli regolari dal dentista anche durante la gravidanza (almeno 1 controllo), senza aver paura alcuna di farsi curare un mal di denti.

La cura delle carie

Le carie vanno innanzitutto prevenuto, o diagnosticate precocemente, attraverso controlli periodici e l’igiene orale professionale. La rimozione del tartaro (link alla pagina tartaro) e della placca è fondamentale per la prevenzione delle carie, in quanto viene effettuato anche un controllo da parte del dentista dei singoli denti, attraverso un’apposita sonda per individuarne eventuali fori o cavità sospette.

Una volta diagnosticata la carie, in base alla profondità e gravità della stessa, si procede alla rimozione tramite la conservativa (otturazione o intarsi), oppure, nei casi più gravi, tramite la devitalizzazione del dente.

Conservativa

La scienza conservativa ha lo scopo appunto di conservare il dente, impedendo alla carie di estendersi fino a comprometterlo. Per fare ciò si procede riempiendo la cavità formata dalla carie attraverso appositi materiali, otturazioni in resina o intarsi in ceramica, e ridando al dente la giusta anatomia.

Devitalizzazione del dente

Quando la carie colpisce la polpa del dente, spesso si rende necessario un intervento più invasivo che va a devitalizzare il dente, chiamato tecnicamente endodonzia. Anche quando il dente è già morto, e quindi la carie non provoca più fastidi, si rende comunque necessaria la devitalizzazione del dente, per impedire che l’infezione si diffonda all’osso circostante, richiedendo poi l’estrazione.

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