Quando mettere l’apparecchio e perché?

L’apparecchio ai denti che un tempo rappresentava uno degli” incubi” più diffusi tra bambini e adolescenti, impauriti dall’idea di diventare oggetto di derisione da parte dei coetanei, è diventato oggigiorno qualcosa di estremamente più tollerabile, grazie a soluzioni mini-invasive e addirittura di “design”, e di così diffuso utilizzo che a essere “diverso” oggi è chi l’apparecchio non lo porta.

Salvaguardare il sorriso attraverso le corrette terapie ortodontiche è infatti indispensabile per evitare problemi più gravi in età adulta, legati prevalentemente all’affollamento dentale, che impedisce una corretta igiene e favorisce la parodontopatia, e alla non corretta masticazione, fondamentale per la salute di quello che a tutti gli effetti è un vero e proprio apparato costituito da organi complessi: la bocca.

Sarà il dentista a decidere quando mettere l’apparecchio e perché, ma il motivo principale per cui si rende necessaria questa terapia è la malocclusione dei denti, ovvero un non corretto rapporto tra le arcate dentarie che può avere origine proprio dalla posizione dei denti, oppure da quella delle ossa che li contengono.

Vedremo di seguito quali sono le sue classificazioni e le tipologie di apparecchio adatte a risolverle.

Quando mettere l’apparecchio?

I momenti più delicati per il corretto sviluppo della dentatura sono quelli dell’infanzia e della prima adolescenza, quando i denti da latte sono quasi tutti caduti e stanno crescendo quelli permanenti. C’è poi l’età adulta, dal momento del termine della crescita in poi.

In ciascuno di questi periodi, in caso di necessità, è possibile mettere uno specifico apparecchio per correggere uno specifico problema. A seconda quindi dell’età, si potrà e si dovrà procedere in maniera differente.

Periodo 1: comprende quelle patologie che vanno curate con un intervento ortodontico precoce, cioè quelle non correlate direttamente allo sviluppo dei denti, ma legate ad anomalie di relazione fra le ossa del massiccio facciale: mascellare e mandibola. Vanno curate tra i 6 e i 9 anni, infatti, eventuali alterazioni dello sviluppo osseo del palato, spesso legate alla cattiva abitudine di succhiarsi il pollice, la crescita anomala della mandibola, la tendenza al morso incrociato o denti non combacianti. In questo periodo si prediligono apparecchi mobili, definiti mio-funzionali, ovvero capaci di interferire con le forze muscolari prevalentemente di labbra, guance e lingua, le quali tendono a far crescere troppo o troppo poco le ossa della faccia.

Periodo2: in questa fase i denti sono ancora in fase di assestamento e lo sviluppo delle ossa maxillo facciali è quasi completo. Quello compreso tra i 12 e i 14 anni, quindi, è il momento più adatto per mettere apparecchi fissi al fine di curare le patologie legate alla malocclusione dentale determinate dal malposizionamento dei denti stessi, che possono essere ruotati, accavallati, inclinati.

Periodo 3: non sono rari, poi, i casi in cui è necessario intervenire con l’ortodonziain età adulta per raddrizzare i denti. È vero che con il passare degli anni la possibile mobilità dei denti legata alla “morbidezza” dell’osso si riduce, ma questo non vuol dire che non si possano ottenere risultati soddisfacenti, anche in tempi piuttosto rapidi. Esistono infatti, per rispondere alle più elevate esigenze estetiche degli adulti, apparecchiature invisibili che sfruttano placchette poste sul lato linguale dei denti.

Nell’età adulta può essere utilizzata anche la cosiddetta ortodonzia invisibile, quella cioè che sfrutta particolari mascherina in resina trasparente, e permette di spostare i denti con il minimo dell’invasività estetica.

Cos’è la malocclusione e come si classifica

La malocclusione dentale è una situazione che si verifica quando i denti dell’arcata superiore e quelli dell’arcata inferiore non risultano allineati e, quindi, determinano difficoltà nella masticazione e nella fonazione, oltre che a livello estetico.

Avere denti dritti ed allineati, infatti, vuol dire prima di tutto avere una bocca sana, in cui si riduce il rischio di malattie a carico delle gengive (come la parodontite, ad esempio), ma vuol dire anche prevenire patologie legate alla masticazione scomposta, come mal di testa o dolori al collo.

Nel dettaglio, esistono diverse tipologie di malocclusione.

Malocclusione di prima classe

La malocclusione di prima classe è la forma più diffusa e per questo viene detta anche normo – occlusione. In questa tipologia, il morso è normale, con i denti dell’arcata superiore che sovrastano soltanto in modo leggero quelli dell’arcata inferiore.

Malocclusione di seconda classe

È detta anche sovramorso e si verifica quando i denti dell’arcata superiore sovrastano in modo evidente quelli inferiori, con le ossa della mascella che risultano più sporgenti rispetto a quelle della mandibola.

Esistono due tipi malocclusione di seconda classe:

  • Prima divisione: quando c’è uno spazio molto pronunciato tra gli incisivi superiori e quelli inferiori. In questo caso gli incisivi superiori hanno il classico aspetto dei denti “sparati” all’infuori.
  • Seconda divisione: definita anche morso profondo, ovvero quando gli incisivi superiori coprono completamente quelli inferiori, e addirittura, questi ultimi, arrivano a toccare la gengiva del palato. In questo caso i denti superiori assumono il classico aspetto “a corna”. Ovvero gli incisivi laterali appaiono pronunciati all’infuori mentre in centrali rientrano.

Malocclusione terza classe

In questo caso, invece, sono i denti dell’arcata inferiore a sovrastare quelli dell’arcata superiore, poiché la mandibola cresce nello sviluppo molto più del mascellare. Si parla, quindi, di sottomorso o di morso inverso.

Se non trattata nelle fasi della crescita, è una patologia molto complessa da curare, soprattutto quando la problematica scheletrica prevale su quella dentale. Fra tutte le malocclusioni determina nell’adulto le maggiori difficoltà masticatorie ed estetiche e causa nel tempo gravi disagi soprattutto ai denti posteriori, che troppo sollecitati tendono a cariarsi e a sviluppare problematiche parodontali.

Curare la malocclusione

La malocclusione dentale può essere curata in diversi modi, in base alla sua gravità e come visto in precedenza, al periodo della vita in cui viene diagnosticata.

I casi precoci possono essere affrontati con interventi di ortodonzia mobile, tramite l’applicazione di apparecchi funzionali che permettono alle ossa di crescere in maniera corretta eliminando le discrepanza, così che i denti possano trovare naturalmente la loro sede corretta.

I casi diagnosticati nell’adolescenza potranno essere trattati con apparecchiature sia mobili, nei casi in cui sono ancora necessarie, che fisse, con le classiche placchette in grado di raddrizzare i denti.

Negli adulti l’unica alternativa è l’ortodonzia fissa o le mascherine trasparenti che avranno lo stesso scopo: riallineare i denti. Negli adulti non si può più lavorare sulla base ossea. L’unico obiettivo restano i denti. Ovviamente sarà cura del dentista procedere a tutte le verifiche del caso al fine di diagnosticare la malocclusione ed individuare la cura più adatta ad ogni caso.

Da Zenadent la fase diagnostica parte da una tac 3D, eseguibile per il bassissimo dosaggio di raggi X anche sui bambini, che permette di vedere ossa e denti nel dettaglio ed effettuare tutti le misurazioni del caso.